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Il gioco d’azzardo italiano che dipende dal Governo

tulessa, · Categorie: Senza categoria

Che dietro la valutazione di rischio medio/alto riservata al mondo dei giochi da parte del Premier non si nasconda qualcosa di diverso da un’obbiettiva decisione riguardo un settore delicato e complicato come quello del gioco sta iniziando ad essere cosa nella quale credere: e ciò sarebbe veramente triste ed assurdo vista l’importanza che le risorse del gioco pubblico hanno sempre riversato nelle casse erariali e l’impiego nel settore di una notevole forza lavoro. Ed entrambi sono argomenti di estrema importanza, special modo oggi in assoluta emergenza finanziaria che tiene tutti i settori in ostaggio e poco speranzosi di un futuro vicino che possa portare la rinascita di tutta l’industria in generale. Infatti, non si riesce a comprendere come mai il Governo centrale insista nel tenere il gioco pubblico, compreso il casino virtuale, chiuso, con tutte le incertezze e le paure che questo comporta, in relazione alla sicurezza del territorio e sopratutto nonostante gli operatori del gioco abbiano dimostrato in tutti i modi la sicurezza sanitaria che “staziona” nei propri punti di gioco: ma è evidente che questo non basti e così il gioco rimane chiuso, mentre altre attività più a rischio sono aperte.

E poi si vedrà cosa succederà dopo il 15 gennaio, cioè dopo che il CTS avrà valutato la curva dei contagi durante le festività e se questo non comporterà davvero un ulteriore lockdown generale. Proprio ora che le associazioni che assistono le imprese ludiche hanno richiesto con forza la riapertura delle attività che sono state per troppo tempo chiuse condizionate dalla valutazione di rischio che le stesse imprese ritengono incoerente, approssimata ed assolutamente non obbiettiva. Ma, non vi è dubbio che le decisioni che verranno assunte saranno soggette ad entrambe le valutazioni anche se le richieste di riapertura del gioco al pubblico di consumatori si è certi che verrà presa in considerazione molto poco, come peraltro è stato fatto sino ad ora. Le esigenze del gioco, evidentemente, vengono sottovalutate e ci piacerebbe davvero comprenderne la motivazione, anche se questo atteggiamento di poco ascolto si trascina ancor prima della emergenza sanitaria, quando il gioco continuava a sottolineare quanto fossero dannose le tantissime Leggi Regionali che venivano “consentite” dal Governo centrale che quasi non si rendeva conto che in alcuni territori il gioco legale ne veniva altamente condizionato quando addirittura non espulso.

Quindi, in questi primi giorni di gennaio ci si trova con l’aumento dei casi positivi, con maggiori accessi nelle terapie intensive ed il tutto nonostante le restrizioni normative, e con le richieste accorate delle imprese di riaprire le attività, e non soltanto quelle del gioco, ovviamente. Però, riaprire le attività ludiche vorrebbe significare produrre entrate per lo Stato di cui si sente l’assoluta necessità. E non solo: bisognerebbe anche tenere conto che se dovesse continuare la chiusura delle attività cosiddette non essenziali si allungherebbe la lista già oggi “infinita” di quelle imprese che hanno assoluta necessità di risorse e di ristori da parte del Governo, rendendo ancora più agguerrito lo scontro tra istituzioni e comparto del gioco che ha subito indubbiamente un calo rilevante nelle entrate del settore, entrate irrecuperabili ed ingestibili se il tempo delle chiusure si allungasse ancora. Non senza tenere presente che una eventuale apertura per le attività non essenziali comporterebbe un braccio di ferro anche all’interno dell’attuale Esecutivo.

Tra rigoristi come i Ministri Speranza e Boccia e quelli possibilisti come il Ministro dello Sport Spadafora che si è spinto a parlare di riapertura dei centri sportivi prima della fine di gennaio, ritenendo questo un obbiettivo possibile, sempre però subordinando il tutto alla curva dei contagi. Quindi se torneranno a lavorare le palestre e le piste da sci, forzatamente si dovrà affrontare anche l’argomento delle attività di gioco e l’Esecutivo, a quel punto, non potrebbe avere più la possibilità di “ignorare questo settore”, cosa peraltro che gli è riuscita molto bene durante tutto questo periodo di emergenza sanitaria. Dopo l’Epifania, e dopo il resoconto epidemiologico delle festività natalizie, si ritornerà alla suddivisione “colorata” del nostro Stivale applicando così le diverse restrizioni in base alla distinzione delle tre aree gialla, arancione e rossa. Ma si deve temere che nulla cambierà per il gioco che risulterà emarginato ed interdetto sull’intero territorio italico.

É evidente che durante le vacanze invernali se così si possono chiamare, il CTS ha sempre monitorato il movimento dei contagi e si arriva anche all’ultimo rapporto dell’ISS dove emerge che la maggior parte delle regioni consegna un rischio moderato e quattro regioni a rischio basso. Emilia-Romagna, Molise, Provincia autonoma di Trento e Valle d’Aosta hanno un rischio alto nel prossimo mese, nel caso rimanga l’attuale situazione di trasmissibilità. Cinque Regioni: Liguria, Marche, Puglia, Umbria e Veneto oggi sono già classificate a rischio alto, ma bisognerà comunque attendere le valutazioni dopo l’Epifania per avere un quadro effettivo e realistico. Non si possono fare programmi perché il periodo natalizio è stato piuttosto lungo, percorso da diverse regole che il più delle volte sono state seguite e sembra che nella stragrande maggioranza i cittadini le abbiano seguite ancorché le Forze dell’Ordine siano state ampiamente spiegate per farle rispettare.

Ma il quadro che ci è stato presentato dai media, sempre guardando con cautela, non è stato dei peggiori anche se, ovviamente, qualche intemperanza si è potuta verificare: il tutto si poteva aspettare visto che sono state imposte regole, anche ai siti italiani migliori di poker online legale, piuttosto ferree anche se si sono aperti degli spiragli “normativi” per cercare di far passare ai cittadini le feste natalizie con i propri cari il più possibile, ma cercando di non rischiare eccessivamente per i contagi. Il bilancio natalizio si sta aspettando con ansia da parte di tutti, cittadini ed imprese: sopratutto, queste ultime che non vedono l’ora di riaprire le proprie attività anche se, sinceramente, non sembra vi siano scenari estremamente positivi che possano far presupporre per una riapertura generale, cosa questa che non promette nulla di buono per le aziende che sono già più oltre della fase di “tracollo”, sopratutto le attività “non essenziali” che sono quelle più bersagliate dalle chiusure.